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Gabriele Colombo
LIBRO Umiltà o ambizione? Gli opposti che ti ispirano

LIBRO Umiltà o ambizione? Gli opposti che ti ispirano

Come trovare l'equilibrio nella vita e nello sport

Scarica il primo capitolo del libro compilando il form qui sotto 

 


    Emilio Longo nella prefazione del mio libro

    Sono figlio di un contadino che a sua volta era figlio di un contadino, nonno Emilio. Purtroppo, mio nonno l’ho conosciuto poco poiché scomparso quando io avevo appena due anni. Mio padre mi ha dato il suo nome. Mi ha fatto crescere idealizzando nonno Emilio come un uomo piccolo ma con grande forza. 

    Una sera mio padre Giuseppe mi chiese di accompagnarlo dal dottore agrario. Avrò avuto poco più di tredici anni. Arrivammo allo studio del Dottore Crudele. Papà mi raccomandò di essere rispettoso e soprattutto di fare silenzio in presenza del dottore. Arrivati alla porta dello studio papà bussò al campanello.

    Venne ad aprirci il dottore che stava fumando un sigaro. A quel punto papà, che indossava il suo solito cappello, se lo tolse ed in modo rispettoso chiese di poter entrare. Il dottore ci fece entrare e accomodare nel suo studio. Ebbero una chiacchierata rispettosa e cordiale. Papà gli dava del voi e il dottore lo chiamava Peppino. Il dottore era più grande di mio padre. Io avevo in mente il gesto di mio padre. Quel gesto di togliersi il cappello in forma così rispettosa mi era rimasto in mente.

    Usciti dallo studio tornammo a casa nella nostra Fiat 127. Mi feci coraggio e chiesi a mio padre perché di quel rispettoso gesto quasi a non voler accettare il senso di sottomissione che lo stesso mi aveva procurato.

    Fu allora che mio padre mi fece avere il mio primo contatto con il significato dell’umiltà. Il rispetto del valore degli altri, l’ammirazione per la cultura e i risultati raggiunti dagli altri valevano il gesto di togliersi il cappello. Rispetto e non sottomissione. Quando papà mi diceva quelle cose era infatti sereno, tranquillo e soprattutto felice di avermi fatto assistere ad una chiacchierata dove lo stesso Dottore aveva mostrato nei suoi confronti rispetto e riconoscenza.

    In quello studio e in quella serata si erano seduti due persone umili, un Dottore e un agricoltore.

    Entrambe riconoscevano il risultato dell’altro anche se in campi diversi. Durante la loro chiacchierata più volte il dottore mi diceva di dover essere fiero di papà perché nel proprio settore era proprio bravo. 

    L’umiltà è la prerogativa dell’umile. Nonostante esistano diversi modi di intendere questo termine nel quotidiano, una persona umile è essenzialmente una persona modesta e priva di superbia, che non si ritiene migliore o più importante degli altri. Sul significato del concetto di umiltà esistono alcuni fraintendimenti comuni. Anzitutto, spesso si tende ad attribuire un significato errato al termine: essere una persona umile non vuol dire lasciarsi calpestare o sottomettere. È solo la capacità di ammettere i propri limiti. Da quella sera per me l’umiltà è stata la base del desiderio di imparare, di crescere e di continuare a migliorare, senza la presunzione del so già tutto e del non ho bisogno degli altri. Riconoscere i propri limiti sì, ma con il desiderio o l’ambizione di poterli migliorare. 

    Forse da quella sera papà mi ha fatto anche riconoscere l’ambizione, quella in senso positivo, cioè il desiderio legittimo di migliorare la propria posizione e di essere valutato secondo i propri meriti.

    Il desiderio di riuscire, di eccellere. 

    Niente mediocrità, niente mezze misure, niente di meno che l’eccellenza perché solo chi ha come obiettivo quello di raggiungere il massimo può sperare di ottenerlo, mentre chi si accontenta di qualsiasi cosa che sia meno della perfezione ne rimarrà sempre molto distante.

    La vera sfida è con sé stessi. Ambire alla versione migliore di sé stessi. Edgar Schein, professore emerito alla Sloan School of Management del MIT ed esperto di leadership culturale, ci dice che l’umiltà e ambizione vanno d’accordo e il termine per definirli è “humbition”, cioè l’umiltà al servizio dell’ambizione. Perché essere umile, non significa essere vulnerabile, ma piuttosto essere capace.

    Mi piace allora pensare che mio nonno Emilio invece di essere stato un uomo piccolo ma forte sia stato un uomo umile ed ambizioso.

    L’ambizione fissa un obiettivo e l’umiltà ci insegna quale sia la strada per raggiungerlo. 

    Il libro di Gabriele traccia in modo tangibile il percorso da compiere per mirare all’obiettivo massimo vale a dire la versione migliore di sé stessi e lo fa con l’umiltà che lo stesso autore ha come elemento distintivo del suo modo di essere.

     

    Il libro di Gabriele traccia in modo tangibile il percorso da compiere per mirare all’obiettivo massimo vale a dire la versione migliore di sé stessi e lo fa con l’umiltà che lo stesso autore ha come elemento distintivo del suo modo di essere.
    Emilio Longo
    Allenatore AZ Picerno

    Umiltà e ambizione. Possono coesistere? Certo e, anzi, si alimentano a vicenda.

    Il tema del libro è proprio esplorare i possibili spazi di convivenza di queste due parole, che stanno agli opposti. Due concetti che devono trovare equilibrio dentro di noi. 

    Il mio terzo libro, edito da Ultra Sport, ha L’OBIETTIVO di aiutare il lettore a trovare questo equilibrio. Partendo dal perdere prima di tutto l’equilibrio.

    Un viaggio fatto di storie di persone e di esperienze che nascono da incontri, un percorso per migliorare partendo da una dicotomia che tutti, presumo, abbiamo dentro di noi.

    Partendo da Stefano Bossi, playmaker di serie A1, passando per Maria Magatti, campionessa di Rugby con 50 caps all’attivo nella nazionale italiana a 15 e chiudendo con Sebastiano Dusi, Rugbista di livello internazionale che adesso fa il mental coach sportivo.

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