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DEL PROCESSO NON SI BUTTA VIA NIENTE
DEL PROCESSO NON SI BUTTA VIA NIENTE

DEL PROCESSO NON SI BUTTA VIA NIENTE

Dell’uso delle parole e della Leadership. Un incrocio che apprezzo sempre di più!

Le parole arrivano così! Ci sono delle ispirazioni, a volte le comprendi, a volte no.

E le ispirazioni che hai, in qualsiasi momento, vengono da te costruite oppure vengono abortite? 

Può darsi che tu faccia entrambe le cose, inconsapevolmente, ma il concetto di base è che ogni qualvolta vivi quel momento di ispirazione, hai bisogno di un supporto e quindi, non mi interessa dove, ma devi scrivere.

Io non faccio discriminazione tra il supporto, anche se è vero che ci si trova più a scrivere col computer, ma per esempio una cosa che a me interessa è la costruzione del testo. Quel tipo di percorso, di processo creativo che parte dalla mente e finisce da qualche parte di concreto. Io, per esempio, la mia mente la tengo anche nel computer.

Ciò vuol dire che io scrivo un testo, non lo cancello e lo ricopio completamente, e poi aggiungo le variazioni in un foglio di lavoro. Sono molto pignolo in questo, cioè nel foglio di lavoro si capisce perché sono arrivato all’ultimo risultato della scrittura, cioè all’ultimo testo.

Quindi ci sono anche delle variazioni che mi dicono sempre che quelle modalità più o meno funzionali, quelle che io chiamo: “Quelle robe lì”, le tengo tutte.

Capita che dico: ma perché ho scritto questa cosa? 

Perché c’è questa parola, perché questa non va bene e magari l’altra non mi piace, oppure l’altra ancora. E vado a vedere tutto il percorso che ho fatto per arrivare lì. 

Così arrivo alla scrittura migliore? Non lo so, ma c’è un senso, perché poi in questo processo una parola non è mai la parola giusta.

È la parola che a me sembra giusta, che è giusta in quel momento, in quel contesto, o che dice esattamente quello che vuoi, che vuoi dire, cioè si avvicina più possibile a quello che tu vuoi dire. 

Quindi non c’è una parola giusta per antonomasia rispetto alla scrittura. Può darsi che dopo anni ti chiedi: come mai ho usato quella parola lì e perchè non ce n’era un’altra?

Per questo motivo, in ogni cosa che approcci, il processo di creazione è molto importante. 

I giudizi che dai a quello che scrivi, o a quello che fai, si dimenticano spesso del processo e si fermano a giudicare il risultato. Quello che produci diventa l’unico oggetto di analisi. E a mio parere, questo può solo generare sofferenza.

Prendi per esempio la funzione di un leader o di una leader all’interno di un gruppo.

Il mio modo di intendere l’essere ALLENATORE si basa proprio su questo.

Un docente di pedagogia veramente bravo mi ha messo in testa un concetto:

se non sai spiegare il motivo, e soprattutto il fine, di quello che stai facendo, in educazione non stai facendo nulla.

Ciò per me ha sempre significato che, anche se il risultato poteva essere ottimo, era il processo ad essere importante. Se le cose vanno bene, in educazione, non sempre significa che l’intervento dell’educatore è stato funzionale. Se vanno male, idem!

La differenza la fa la tua capacità di definire intenzionalmente cosa vuoi raggiungere, come vuoi raggiungerlo e infine, FARLO come da programma.

E’ chiaro, a volte influisci, a volte non dipende da te. Le cose vanno bene nonostante tutti quelli che cercano di migliorare gli altri. Le cose vanno male allo stesso modo.

Cercare di fare il massimo per il cambiamento positivo, non elimina il fatto che a volte i processi, se non fai nulla, vanno bene (o male) lo stesso.

Come dire: puoi vincere giocando male con un gruppo disfunzionale, come perdere nonostante tu esprima un gran gioco e abbia un gruppo con atteggiamento vincente.

Il risultato parla solo di un aspetto del gioco. Il processo parla di altro.

STAR MALE per una sconfitta (o per un errore) è giudicare un qualcosa di molto lungo e molto complesso dalla fine, e mi sembra assurdo.

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